Appalto di manodopera: possibile fonte di illegalità

Quella sottile linea tra l’appalto e l’illecita somministrazione di manodopera.

La recente sentenza della Cassazione Penale, III Sezione, n. 20901/2020 ha portato a evidenza un principio secondo il quale è configurabile il concorso tra la contravvenzione per somministrazione illegale di manodopera di cui all'art. 18 D.Lgs. 276/2003 (legge Biagi) e il delitto di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti ex art. 2 D.Lgs. 74/2000.
Nell'attuale sistema economico-produttivo molte imprese ricorrono a società cooperative per far eseguire quelle prestazioni endo-aziendali, che si sostanziano essenzialmente in servizi di facchinaggio e logistica e che solitamente sono regolate da contratti di appalto. Il contratto di appalto è previsto dall'art. 1655 C.C. che testualmente recita: “L'appalto è il contratto col quale una parte assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di una opera o di un servizio verso un corrispettivo in danaro”. Le imprese partendo proprio da questa definizione, corroborata con i contenuti di cui all'art. 29 D.Lgs. 276/2003, devono porre in essere tutte quelle accortezze tali, in modo da evitare di incorrere in violazioni amministrative, nonché penali. Gli step che devono accompagnare le parti nella redazione del contratto di appalto per renderlo genuino, nonché la realtà fattuale da individuarsi sul luogo di lavoro si possono così sintetizzare.
L'impresa appaltatrice:
– deve essere titolare di una propria autonomia ed una adeguata organizzazione di impresa fatta di mezzi, attrezzature, personale, ecc.;
– ha il rischio di impresa ed il mancato raggiungimento dell'oggetto del contratto ne comporta la sua responsabilità patrimoniale;
– deve impiegare la propria organizzazione per svolgere l'attività (utilizzare mezzi del committente è possibile, ma la loro organizzazione è esclusivamente a carico dell'impresa appaltatrice);
– deve disporre del potere organizzativo e disciplinare nei confronti dei lavoratori che impiega nell'appalto;
– deve nominare un preposto che si occupa di gestire i rapporti con i responsabili operativi del committente;
– deve munire il personale occupato di una tessera di riconoscimento completa di foto con indicazione delle generalità del lavoratore.
Il committente e l'impresa appaltatrice devono rispettare gli obblighi in materia di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori. Il committente deve elaborare il DUVRI (Documento unico di valutazione dei rischi) da allegare al contrato di appalto e deve richiedere all'impresa appaltatrice il Documento unico di regolarità fiscale.
Inoltre, all'interno del luogo di lavoro vi deve essere distinzione delle aree occupate dal personale del committente rispetto a quelle occupate da personale dell'impresa appaltatrice. Il valore dell'appalto, che deve essere riferito alla prestazione e non alle ore di lavoro prestate per l'esecuzione dell'appalto, elemento quest'ultimo di esclusiva pertinenza della impresa appaltatrice.
Infine, la certificazione del contratto di appalto ex art. 75 e segg. D.Lgs. 276/2003 deve essere effettuata su richiesta del committente ad uno dei seguenti enti: fondazioni universitarie, ordini dei consulenti del lavoro, DPL. La certificazione attesta la regolarità del contratto.


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